|
Tutti i piccoli paesi e molti anche non piccoli, hanno un soprannome
nei loro abitanti, simboleggiato da una cosa, da un essere anche
animale.
Oscura è l'origine e difficile cogliere il significato anche
se allusivo.
Si può pensare ad una qualche caratteristica del luogo, ad una
inclinazione particolare e naturale della gente del tal paese in senso
collettivo, ad una attività degli abitanti e anche, e più probabile,
a leggende per le quali la fantasia dei nostri antichi era tanto
fertile.
Di sicuro e comprovato c'è che l'epiteto - se così si può
chiamare - non ha mai avuto intenti offensivi, nè per le persone, nè
per il paese, anche se la parola in sè potrebbe farlo supporre.
La gente di campagna ha innato uno spirito faceto per cui si può
ben interpretare l'espressione come un segno di cordialità paesana,
di amichevole confidenza, più valido di qualsiasi pragmatico saluto.
Così, ròi de lù, asign de Edol, canàoi de Cané, ecc. ecc.
sono espressione di simpatica facezia.
Perchè canàoi per noi?
La derivazione è dal nome «canàola» che è quell'aggeggio a
mo' di collare che serve a tenere legate al loro posto le bestie di
media grandezza, specie, le pecore.
|
|
Però
nel gergo popolare, anche dei paesi vicini, è usato pure per indicare
l'individuo avaro, tirchio, taccagno.
Ma che i canetesi siano tali per carattere, lo può escludere
chiunque li abbia avvicinati e con essi trattato.
Non prendo )a negare la taccia il modus vivendi dell'età del
consumismo che non può far testo per nessuno e quindi neanche per i
canetesi.
Cito solo i versi di quel buon conoscitore del nostro ambiente
e del nostro carattere che fu nel secolo passato il maestro Giovan
Maria Moratti: « ... la tempra del suo popolo - è forte e vigorosa -
ma sprezza ei troppo il soldo - sovente ei spende a iosa ... ».
Però
nel gergo popolare, anche dei paesi vicini, è usato pure per indicare
l'individuo avaro, tirchio, taccagno.
Ma che i canetesi siano tali per carattere, lo può escludere
chiunque li abbia avvicinati e con essi trattato.
Non prendo )a negare la taccia il modus vivendi dell'età del
consumismo che non può far testo per nessuno e quindi neanche per i
canetesi.
Cito solo i versi di quel buon conoscitore del nostro ambiente
e del nostro carattere che fu nel secolo passato il maestro Giovan
Maria Moratti: « ... la tempra del suo popolo - è forte
|
|