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Le
comedie 'n piàsa
(Le commedie in piazza)
Il
capitolo «divertimenti» inizia con pieno diritto con le commedie
in piazza, diritto che gli deriva dall'essere lo spettacolo di
popolo per eccellenza.
Infatti, come vedremo, tutto il paese vi partecipava
direttamente o indirettamente.
Prima di entrare nel vivo, vediamo le origini e lo sviluppo
del nostro ambiente.
La costumanza quassù risale, con buona approssimazione, ai
primi anni del 1800 e vi giunse portata da spirito di imitazione ed
anche da prestigio paesano.
Mi spiego: in passato vi erano compagnie ambulanti teatrali
che si spostavano da città in cità arrivando fino a borghi
periferici.
Le loro rappresentazioni facevano accorrere pure la gente dei
paesi sparsi lungo le valli.
Da qui l'idea di organizzare nel proprio paese gruppi di
giovani dilettanti per le recite in loco.
Evidentemente l'iniziativa ebbe fortuna e la costumanza arrivò
ovunque.
Un contributo alla diffusione lo diedero i giovani emigranti
che in un qualche luogo avevano assistito ad |
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uno
spettacolo.
Nell'ozio invernale era bello animare il paese
nell'imitazione entusiasta di quanto avevano visto fare altrove.
Ma
eccoci tra noi.
Sotto Natale, gli emigranti stagionali erano di ritorno e
subito, nei primi incontri, si passavano la parola: «E nse, fom la
comedia?» (e così, facciamo la commedia?).
Il raduno era presto fatto e ad una sera stabilita gli
aspiranti attori si riunivano in una delle stalle più ospitali per
scegliere commedia e personaggi, sotto la guida di un anziano di
prestigio, uno che «el ghes 'n po' de scóla» (uno che avesse un
po' di istruzione).
Ben presto, basandosi sui risultati che si erano maturati, si
era venuta a creare una tal quale ereditarietà per la assegnazione
delle parti da sostenere.
I giovani d'una tal contrada, di un tal casato, erano più
adatti per le parti forti, quelle del tiranno, del comandante;
quelli di un'altra, per le commoventi e così via.
Siccome le recite promiscue non erano ammesse, le parti
femminili erano sostenute dai maschi e allora i candidati erano
scelti tra i giovanotti di minor taglia, i più «ciilì» (più
delicati).
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