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Lasciando Vione
per recarsi a Canè ci si imbatterà, a circa metà strada tra i due
paesi ( ca. 2 Km ), nel Santuario del Redentore, per il quale i canetesi
provano da secoli profonda devozione. |
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Vediamo ora il Santuario e il prezioso quadro in esso contenuto. La costruzione non ha uno stile determinato; l'architettura è provinciale popolare. Non lontano dal portale di entrata vi sono due colonne lignee e il soffitto è a vòlto pronunciato con una sola navata. Due finestre basse ai lati dell'entrata, una alta simmetrica alla porta ed una pure ampia sulla parete a sud danno all'interno un'atmosfera luminosa e nello stesso tempo raccolta. Non ci sono figure simboliche dipinte sulle pareti o sul fondo. Sulla parete laterale destra si eleva il piccolo altare di S. Rocco a statua lignea; sullo sfondo v'è l'altare maggiore sovrastato dal quadro del Redentore; in esso è raffigurato un volto bellissimo di Cristo incorniciato dalle braccia della Croce che il popolo ha venerato per molto tempo col titolo di Sudario. E' un'opera del 1500, dipinta ad olio, di buone dimensioni, circa cm. 80 x 100; non porta firma ma è indubbiamente di artistica fattura. Nulla si sa sulla provenienza; di sicuro fu donazione di persona particolarmente devota al Redentore, che ritenne il Santuario a Lui dedicato il luogo migliore di adorazione. |
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Qualcuno
rimase colpito dal fatto, ma i più pensarono ad uno scherzo.
Ma anche costoro dovettero ricredersi perchè ogni volta che il
quadro veniva portato in parrocchia, subito dopo ricompariva nel
cespuglio.
Fu perciò chiaro essere volontà di Dio che il quadro rimanesse
in quel posto e vi si erigesse un Santuario. |
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Il rituale nel Santuario stabilito da don M. Tomasi con le messe tutti i venerdì e nella settimana Santa continuò per molti anni. In un proseguo di tempo, il ciclo delle messe si ridusse ai soli venerdì di marzo; fu però istituita la sagra del Redentore con la messa solenne nella terza domenica di luglio (la sagra dei ciser). Sembra anche che, costruite le cappelle della Via Crucis, una volta all'anno, probabilmente il venerdì Santo, fossero visitate in processione per concludere con una cerimonia nel Santuario. Noto una toccante cerimonia in uso al tempo dell'emigrazione in America: il giorno antecedente la partenza, l'emigrante faceva celebrare una messa cantata nel Santuario a cui partecipavano parenti ed amici. Va pure notata la devozione privata che i canetesi hanno sentito e praticato in ogni tempo. «Fa dì 'na mèsa al Redentor» ha sempre significato il rendimento di grazie per un particolarissimo favore ricevuto o per uno scampato pericolo o per una richiesta, di speciale protezione. |
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